Capo Verde ha accordi con vari Paesi che permettono loro di venire a pescare in queste acque.
Solo con l’Unione Europea esiste un accordo per 5000 tonnellate all’anno di tonni, poi ci sono i giapponesi e naturalmente anche gli immancabili cinesi, che pescano a livello altamente industriale nel mare capoverdiano.
Capo Verde non ha le attrezzature, neppure i pescherecci adatti per effettuare la pesca industriale ma, la popolazione vive da sempre di pesca. La loro pesca è fatta con piccole imbarcazioni dai pescatori locali che con grande fatica riescono a portare in porto qualche pesce da vendere e da portare a casa per sfamare la famiglia.
Ultimamente però, questa gente non riesce più a pescare, il pesce comincia a scarseggiare e qualcuno cerca di fare altri lavori per riuscire a sopravvivere.
Pare inoltre, che tra i pescherecci industriali stranieri, ci sia chi, oltre a fare piazza pulita del pesce, peschi e trasporti grandi quantità di squali, la cui pesca è proibita.
Un capoverdiano emigrato da anni in Svezia, tornando per una vacanza, ha trovato la sua famiglia e molte altre della sua isola, intenti a raccogliere la sabbia per venderla all’edilizia. Gli hanno spiegato che per loro è diventato il lavoro che sostituisce la pesca cui si erano sempre dedicati e che non riusciva più a dargli il necessario per la sopravvivenza.
Prendendo come simbolo la storia di questo capoverdiano emigrato, è stato realizzato un documentario di denuncia che racconta appunto la storia di questi ex pescatori.
Potete vedere il filmato all’indirizzo sotto-riportato.
Tengo a precisare che stiamo parlando di pesca industriale e non di pesca sportiva. Quest’ultima infatti non arreca alcun danno in quanto tra l’altro ogni pescatore è autorizzato a prendere solo tre pesci e tutto il resto del pescato deve ritornare subito in mare.

http://video.repubblica.it/mondo-solidale/capo-verde-la-pesca-muore-il-documentario-sulla-globalizzazione/146613/145131

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