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Come sappiamo, a Capo Verde convivono due lingue, una ufficiale che è il portoghese e l’altra considerata la lingua madre che è il Kriol capoverdiano.
Quest’ultima è la lingua comunemente parlata da tutti e che secondo alcuni studiosi delle lingue, sarebbe nata tra gli schiavi africani deportati a Capo Verde, allo scopo di non farsi intendere dai colonizzatori.
Esistono nel Paese due fazioni a riguardo della lingua ufficiale, chi vorrebbe ufficializzare il Kriol e chi vorrebbe mantenere il portoghese.
Il portoghese è la lingua che è stata lasciata in eredità dai colonizzatori ed è anche la quinta lingua parlata nel mondo, quindi di una certa importanza per le relazioni esteriori, mentre il Kriol che tra l’altro varia da isola a isola spezzandosi in diversi dialetti, ha un grosso problema: la scrittura!
Esiste l’ALUPEC che è un alfabeto per la scrittura della lingua Kriola capoverdiana ma, non è conosciuto. E’ stato approvato in via sperimentale qualche anno fa ed è rimasto circoscritto a un paio di scuole elementari di Santiago, dove si è sperimentato l’insegnamento della lingua madre in tutti i suoi aspetti e non solo parlata.
Il progetto di ufficializzazione e questi esperimenti sembrano essersi arenati e non c’è da stupirsi data la grande difficoltà che il progetto stesso comportava. Intanto gli insegnanti dovrebbero aver imparato bene tutte le sfaccettature della lingua in proposito, sia parlata che scritta. Normalmente i capoverdiani scrivono il Kriol così come lo parlano, ognuno a modo suo per cui è facile trovare la stessa parola ora scritta con K ora con C, ora con ç e ora con S …. La coniugazione dei verbi è pressoché inesistente e spesso si assiste all’uso del solo presente anche se la frase richiederebbe un condizionale o un passato.
Tutto questo poteva anche andar bene prima, ma ai giorni nostri sono diventati troppo importanti la comunicazione e le relazioni con l’estero, per poter continuare ad esprimersi sia verbalmente che per scritto, in quella che per i capoverdiani è sicuramente la loro lingua del cuore, ma non passa dall’essere un dialetto. Dialetto peraltro che va sicuramente conservato e tramandato di generazione in generazione evitandone la scomparsa ma, la conoscenza del portoghese rende sicuramente molto meno complicate tante cose.
Tutte le persone che attualmente rivestono cariche importanti o che comunque hanno potuto farsi una cultura, hanno studiato all’estero e la maggior parte di loro ha studiato in Portoghese; i ragazzi di oggi che potranno permettersi di continuare a studiare seriamente, si recheranno all’estero e sarà d’obbligo conoscere bene il portoghese e magari avere anche studiato l’inglese.
Personalmente giudico molto importante conservare e salvare dall’estinzione i dialetti e in particolare il Kriol capoverdiano che è l’unica lingua creola nel mondo, ancora parlata dalla popolazione correntemente.
Credo fermamente però che sia necessario provvedere ad un buon insegnamento del portoghese fin dalle scuole materne, in modo che i bambini crescano con maggiore padronanza della lingua ufficiale anche nella lettura, cosa che al momento non tutti padroneggiano. Per ottenere questi risultati naturalmente bisognerebbe che il personale docente fosse adeguatamente preparato e proprio a questo scopo io dedicherei ulteriori sforzi: La formazione del corpo insegnanti. Per contro, i bambini potrebbero continuare a parlare il Kriol in casa e con gli amici, però il portoghese non andrebbe trattato come una seconda lingua ma insegnato in modo serio ed approfondito.
Queste naturalmente sono le mie opinioni personali e lasciano il tempo che trovano. Vedremo se il governo alla fine deciderà per l’ufficializzazione del Kriol oppure no.

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