Archive for luglio, 2020


Capo Verde non riapre ancora le frontiere in quanto non le è permesso. Risulta che per essere ammessi ai voli internazionali bisogna che nel Paese ci siano non più di 20 casi Covid per 100.000 persone. A Capo Verde attualmente ce ne sono 78
su 100.000 quindi quasi 4 volte di più, per cui non si può per ora ripartire.
Però la notizia è che esiste un’eccezione e si tratta del Portogallo. Al 1 AGOSTO INIZIA A VOLARE LA TAP DA E PER LISBONA-PRAIA -S.VICENTE.
Quindi, per chi avesse bisogno di venire giù, basta andare a Lisbona e partire da li. Poi una volta a Praia o S.Vicente si può raggiungere le altre isole con i voli interni che funzionano regolarmente. Non comodissimo, ma insomma in caso di necessità può essere utile.

Criado corredor aéreo entre Cabo Verde e Portugal


Forse non tutti quelli che seguono il Blog sanno che a Boa Vista lo scorso mese di novembre accadde un fatto raccapricciante. Vi racconto i fatti e i personaggi oggi, dopo l’avvenuto processo.
Marilena Corrò, una signora italiana, proprietaria di un B&B a Sal Rei, venne barbaramente uccisa da un connazionale che di fatto gestiva la suddetta pensione, tale Gianfranco Coppola.
Il Coppola non era stato contrattato direttamente da lei che aveva affidato la gestione ad un altro italiano: Pier Angelo Zigliani. Quest’ultimo però aveva chiesto a Gianfranco di coadiuvarlo e i due abitavano da qualche mese nella pensione stessa.
Nel mese di novembre 2019, iniziarono gli screzi fra i tre, in quanto risulta che pur essendo il B&B funzionante, a Marilena non venivano pagate le quote degli affitti dovuti.
Marilena si fece insistente richiedendo quello che le spettava e succedeva spesso che si verificassero litigi, al punto che la signora disse di voler sporgere una denuncia contro Coppola e si recò in Polizia ma poi si trattenne dal farlo per paura di rappresaglie e si attrezzò di una catena con lucchetto per chiudere la porta della propria stanza, in quanto aveva paura essendo stata minacciata.
Queste sue paure le commentò con diverse persone qui a Sal Rei e infatti molti sapevano delle minacce e conoscendo Gianfranco le avevano consigliato di non rimanere a dormire nella struttura ma di trasferirsi.
Marilena era una donna dal carattere forte e non volle cedere, essendo sicura di essere nel giusto e considerando assurdo andarsene da quella che era casa sua. Commise però l’errore di sottovalutare la natura violenta di Gianfranco.
Vediamo ora chi sono gli attori di questo dramma:

Marilena Corrò – italiana cinquantaduenne che ereditò dal padre il residence e che, amando quest’isola ci passava la maggior parte dell’anno. Donna dal caratterino sicuramente frizzante, forse un po’ instabile, con tanta voglia di vivere e divertirsi, era in costante ricerca di amici con cui passare il tempo perché fondamentalmente era una donna molto sola.

Gianfranco Coppola: 48 anni, fisico palestrato, istruttore di arti marziali aveva anche gestito una palestra tempo fa. Precedenti penali e parecchie denunce per minacce e aggressioni alle spalle. Già finito in carcere a Capo Verde ed uscito grazie all’intervento di alcuni connazionali suoi amici che pagarono la cauzione. Strafottente e spesso volgare soprattutto con le donne, riusciva comunque a passare per una “simpatica canaglia” agli occhi di qualcuno che lo stimava malgrado tutto …

Pier Angelo Zigliani: 69 anni, approdato a Sal Rei da circa tre anni, voleva aprire o gestire un locale anche se si lamentava continuamente di essere molto malato. Per questo motivo si avvalse di un “aiutante”; Ziliani aveva firmato il contratto ma in realtà non faceva nulla, la gestione era delegata completamente a Gianfranco anche se quest’ultimo non compariva in nessun documento relativo alla gestione.
Pier Angelo sembra avere in Italia problemi con la giustizia ancora non risolti. Sembra essere una persona mite e tende a cercare la compassione della gente; una personalità poco chiara, sfuggente, un vittimismo perenne, una maniera un po’ trasandata e sciatta di presentarsi che lo fa apparire come un povero diavolo, ma in realtà pare sia tutt’altro che un debole sciocco.

E veniamo al fatto:
Quella mattina di novembre Gianfranco e Marilena tornavano a casa dopo essere stati in un bar dove avevano iniziato una discussione circa i soliti motivi di soldi dovuti e non pagati.
Salirono le scale e furono visti da parecchi testimoni che lavoravano in un cantiere situato dietro il B&B. I testimoni videro che discutevano animatamente e quando furono sulla terrazza che è anche il tetto della struttura, udirono grida di donna e diversi colpi come di colluttazione … chiaramente si udì la voce di Marilena urlare: No Gianfranco no! Più volte. Poi si fece silenzio e videro Gianfranco scendere di corsa le scale. Quando risalì si scontrò con tale Kevin che abitava in un bungalow sulla terrazza e che stava cercando di scendere di corsa le scale. Gianfranco lo prese per il collo e pare lo minacciasse di non raccontare quel che aveva visto. Marilena era a terra morente e insanguinata. Mentre Kevin riusciva a scappare, Gianfranco pensò di far sparire il corpo gettandolo nel grande serbatoio dell’acqua.
Marilena non era ancora morta, lei aveva un edema cerebrale procurato da diverse martellate in testa ed era ferita e graffiata in diversi punti del viso e del corpo. Venne gettata nell’acqua e qui morì per annegamento. L’autopsia trovò acqua nei polmoni, edema cerebrale e materiale organico sotto le unghie.
Se Gianfranco non avesse commesso il fatto ed avesse trovato Marilena in terra come disse in una delle sue versioni fornite al processo … avrebbe controllato se respirava ancora ed in quel caso avrebbe potuto chiamare un’ambulanza.
Così non fu, la furia omicida che lo aveva assalito, dovuta certamente alle insistenze di Marilena e a chissà cosa lei gli stesse gridando, fece si che la assalisse brutalmente servendosi di un martello che si trovava nei pressi poi, preso dal panico tentò di far sparire il corpo gettandolo nella cisterna.
PierAngelo fu visto salire le scale con un secchio e uno straccio in mano e fu sentito gettare acqua al suolo; probabilmente lui si incaricò di far sparire le tracce, invece di andare di corsa in polizia a denunciare il fatto.
Furono i lavoratori del cantiere e Kevin ad avvisare la polizia.
Quando i poliziotti arrivarono, Gianfranco usciva dal bagno dove si era dato una lavata, ma aveva ancora tracce di sangue e graffi sulle braccia. PierAngelo era li e vide che portavano via il suo amico.
Durante la perquisizione dell’intera casa venne ritrovato il corpo e fu solo in un secondo tempo che anche Pier Angelo venne arrestato.
Intanto durante il primo interrogatorio Gianfranco si dichiarò colpevole, dicendo che si, l’aveva uccisa lui, salvo poi cambiare versione al processo, tentando di affibbiare la colpa a Kevin.
Pier Angelo invece disse che lui non aveva visto né sentito niente perché stava dormendo sotto l’effetto di alcuni medicinali.

Il processo:
Innanzi tutto devo dire che contrariamente a quanto si verifica in Italia dove si riesce ad aspettare anche anni per una sentenza, la Giustizia capoverdiana ha agito in questo caso in modo rapido ed accurato. Sia il Giudice che gli avvocati hanno dimostrato competenza e dirò che non me l’aspettavo neppure, visto la scarsa esperienza di casi come questi in questo Paese.

La sentenza è stata la seguente:

Gianfranco Coppola: 24 anni di reclusione da scontare in carcere a Capo Verde; il pagamento di circa 7.000 euro alla famiglia della vittima; il pagamento delle spese processuali; dopo aver scontato l’intera pena dovrà tornare in Italia e non potrà rientrare a Capo Verde per altri 10 anni.

Pier Angelo Zigliani: 2 anni e 6 mesi per aver cercato di occultare le prove. La condanna resta sospesa con la condizionale per 5 anni; Ha un mese di tempo per pagare circa 3.000 euro alla famiglia della vittima e le spese processuali, poi deve tornare in Italia; se non paga ovviamente sconterà qui la sua pena. Se paga e se ne va in Italia dovrà rigare dritto durante i 5 anni della condizionale, ma se venisse incriminato per qualche altro fatto, sconterà l’intera pena perdendo la sospensione condizionale. Passati i 5 anni della condizionale dovranno passarne altri 10 prima di poter tornare a Capo Verde.

Niente e nessuno potrà riportare indietro Marilena; resta il fatto che l’assassino, malgrado la sua costante strafottenza espletata largamente anche durante le varie udienze processuali, pagherà per quel che ha fatto. Non è parso per nulla pentito, solo arrabbiato per la sentenza che secondo lui non è stata giusta. Allo Zigliani invece è andata fin troppo bene direi, perché alla fine è stato complice di un efferato delitto.

E’ una storia davvero triste quella che si è conclusa ieri qui a Sal Rei, una di quelle storie che non vorremmo mai leggere, ma purtroppo, anche in piccoli paradisi come quello di Capo Verde queste cose accadono. Due persone che si sono rovinate la vita e una cui la vita l’hanno strappata.

Eravamo non amicone ma conoscenti con Marilena: un caffè al bar, due chiacchiere incontrandoci per strada, cose del genere, ma non era cattiva Marilena, era una delle tante signore che abitano qui, molto attenta al suo aspetto, molto curata e sempre sorridente; aveva spesso i suoi scatti quando qualcosa la urtava, non era molle, era un peperino e forse proprio questo lato del suo carattere è stata la scintilla che ha fatto scattare la furia del suo assassino; ma non se la meritava davvero una fine tanto orribile, a parte il fatto che nessuno se la merita.

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