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L’isola “Proibita”

L’isola di Sta Luzia è situata tra S.Vicente e S.Nicolau. Si tratta di un’isoletta che fu anticamente abitata da una piccola popolazione di agricoltori ed allevatori di ovini e bovini. La gente abbandonò l’isola a causa della crescente desertificazione.

Oggi è completamente disabitata, ma è sede di diverse specie di uccelli, tra i quali anche qualcuno che non si trova in nessun altra parte del mondo; per questo motivo è stata dichiarata area protetta e accoglie solo spedizioni di ornitologi,che vengono appunto per studiare questi animali. E’ inoltre meta delle tartarughe che scelgono le sue spiagge deserte e tranquille per depositare le uova in grandi quantità ogni anno.

Si può raggiungere in barca da S.Vicente e da S.Nicolau e, per chi ama la natura selvaggia può senz’altro rappresentare una buona meta per una gita particolare. I pescatori sono in genere gli unici che vi approdano per passarci magari anche la notte quando le condizioni del mare risultano avverse e a questo scopo hanno costruito dei piccoli rifugi in pietra, che gli consentono di pernottare al riparo del vento.

Non esistono altre costruzioni sull’isola e non c’è acqua, ma offre splendidi paesaggi.

isola di Sta Luzia - Zona Protetta

isola di Sta Luzia – Zona Protetta

Quasi un deserto

Quasi un deserto

Le sabbie bianche

Le sabbie bianche

all'interno dell'isola, un po di verde dopo le scarse piogge

all’interno dell’isola, un po di verde dopo le scarse piogge

Una delle belle spiagge

Una delle belle spiagge

Piccoli rifugi costruiti dai pescatori

Piccoli rifugi costruiti dai pescatori

Sullo sfondo l'isolotto di Raso e appena visibile, l'isola di S.Vicente

Sullo sfondo, appena visibile, l’isola di S.Vicente

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Bere a Capo Verde

I capoverdiani sono grandi bevitori. Non sono certo bevitori raffinati, in quanto possono bere di tutto e di più, basta che sia alcoolico 🙂
Sulle isole si possono trovare svariati tipi di liquori importati, ma il capoverdiano predilige sempre il Grog che è la bevanda alcoolica nazionale e viene prodotta in loco, soprattutto sulle isole di S.Antao e S.Nicolau.

E’ interessante visitare i luoghi dove questo liquore viene prodotto. Si chiamano Trapiche e sono situati nelle zone dove avviene la coltivazione della canna da zucchero.

Nei trapiche, si effettua appunto la lavorazione della canna da zucchero tramite spremitura per arrivare fino alla distillazione vera e propria della melassa, che darà il prodotto finito.

Il Grog non viene lasciato molto ad invecchiare ma si commercia quasi subito dopo la produzione; è un liquore trasparente molto forte, simile forse ad una grappa, ma molto meno aromatico. Potrebbe essere considerato come la base del Rum, in quanto pare che il Rum non sia altro che Grog lasciato invecchiare in botti di legno.

Aggiungendo al Grog del miele o il cocco ed altri svariati aromi, producono il Ponche, che risulta essere un liquore sempre piuttosto forte, ma dal gusto più soave e per questo motivo è apprezzato soprattutto dalle donne 🙂

L’altra bevanda “di bandiera” è la birra. Si può trovare birra importata dal Portogallo e c’è una birra di produzione nazionale che è fortemente commercializzata in tutto il Paese. Si tratta comunque di birre leggere se paragonate alle svariate qualità di birra che si trovano in Italia. In ogni caso i capoverdiani ne fanno un’uso indiscriminato, sono sempre pronti per una “cervejinha” a qualunque ora del giorno o della notte 🙂

Per quanto riguarda i vini, bisogna dire che non sono degli intenditori e non hanno la cultura del vino. Si trovano diverse qualità di vini importati soprattutto dal Portogallo, ma sono prodotti in genere di scarsa qualità e che per contro vengono venduti a caro prezzo. Capita comunque a volte di trovare un qualche vino di qualità accettabile e se no si può fare a meno del vino …. è meglio fare provvista in quelle occasioni.

Per contro, sull’isola di Fogo esistono delle coltivazioni di uva e viene prodotto anche se in modeste quantità, un ottimo vino sia bianco che rosso. Questa attività iniziò parecchi anni or sono grazie all’impegno dei frati cappuccini
che piantarono le prime viti nella zona di Chà das Calderas, sulle pendici del vulcano. Fuori da Fogo non è facile da trovare questo buon vino, forse perché la produzione è piuttosto limitata e forse perché viene destinato all’esportazione, ma se andate a Fogo potrete sicuramente comprarne qualche bottiglia. Vale la pena assaggiarlo.

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