Tag Archive: lavorare a Capo Verde


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Tanti dall’Italia accarezzano il sogno di trasferirsi a Capo Verde; questa è la storia di una donna italiana che è riuscita a realizzare quel sogno.

Giusy, stava a Torino e dopo essersi separata dal marito come purtroppo a molti accade, si diede da fare per crescere l’unico figlio e lavorò sempre nell’ambito della ristorazione e degli alberghi.
Non era certo facile la vita in Italia per una donna che doveva fare da madre e padre al tempo stesso, lavorando duramente per non far mancare nulla al figlio e dargli un’adeguata istruzione, ma Giusy non è un tipo che si lascia scoraggiare e ce la mise tutta, riuscendo nel suo intento. Purtroppo iniziò ad un certo punto a sentirsi la crisi e il lavoro iniziava a scarseggiare, in più varie vicissitudini della vita portarono Giusy ad una vera e propria crisi esistenziale e ne andò di mezzo anche la sua salute.
Il figlio era ormai grande e Giusy stremata ed amareggiata, decise di accettare l’invito di un parente e concedersi una vacanza a Sao Vicente dove lui aveva una pensione, con l’intenzione di rimettersi in salute e godere finalmente di un po’ di relax. 549147_351511548256766_727076843_n

Arrivata a Capo Verde si innamorò subito del posto. Le piacque la cittadina di Mindelo con i suoi contrasti, la natura incontaminata e la gente semplice ed allegra.
Il cugino che l’aveva invitata, gestiva già da qualche anno la sua pensione “Casa Comba”, insieme alla moglie capoverdiana però adesso era intenzionato a tornare in Italia dove aveva piacere di far studiare i suoi figli. Le fece quindi la proposta di rilevare una parte dell’attività ed incaricarsi lei della gestione.
Giusy promise che ci avrebbe pensato e tornò in Italia con la testa piena di sogni. Si vedeva già a Mindelo, lavorando per sistemare la pensione al meglio, pensava ai dettagli, calcolava tutto quel che avrebbe dovuto fare perché la cosa funzionasse e intanto si dibatteva tra il suo sogno e il modo di realizzarlo.
Raccolse tutte le sue forze, questo sogno le diede la forza di uscire dalla sua forma depressiva e riuscì a racimolare il necessario per trasformarlo in realtà. Il figlio ormai adulto faceva la sua vita e quindi niente alla fine la obbligava a rimanere in Italia; vendette tutto quello che aveva e un bel giorno prese i suoi due gatti e se ne andò a Sao Vicente.
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Pian piano iniziò ad inserirsi nel suo nuovo mondo, apprese i primi rudimenti della lingua per essere in grado di capire la gente e farsi capire a sua volta, trovò due ragazze alle quali propose un lavoro nella pensione e che ancora stanno con lei, Caurina (divenuta il suo braccio destro) e Titina che aiuta in tutto.
Tutta femminile quindi la gestione di Casa Comba; Giusy si occupa personalmente di ricevere e sistemare i clienti e preparare le colazioni; procura lavoro ai capoverdiani indirizzando i suoi clienti a fare tour per l’isola trasportati e guidati da ragazzi del posto, è in grado di dare qualsiasi informazione sulla città di Mindelo e sull’isola e a volte mette addirittura a disposizione la propria vettura e se stessa, accompagnando qualcuno in qualche escursione. 542197_661159903894837_555486037_n

Lei è una donna dolcissima e socievole ed ha trasformato Casa Comba in un luogo accogliente e piacevole, dove si gode di atmosfera familiare e tranquillità. Dal 2011 ad oggi Giusy è riuscita a fare molto; la sua attività che svolge con passione e competenza sta funzionando bene e non sono pochi i turisti che ritornano per un’altra vacanza essendosi trovati a loro agio e ben serviti. Non sono solo stranieri i clienti di Casa Comba, ci sono parecchi capoverdiani che viaggiano per lavoro e si fermano qualche giorno in attesa del prossimo volo o della prossima nave e ci sono anche quelli che sono emigrati e vengono a passare una vacanza ogni tanto.
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Capo Verde ha dato a questa donna l’opportunità di uscire da un periodo nero, qui Giusy è rinata, ha ritrovato la vera se stessa e si è realizzata. Questo è stato il premio per aver trovato il coraggio di uscire da sola da quello che ormai le sembrava un baratro e, non è facile trovarlo quel coraggio!!!
Complimenti Giusy e auguri per un futuro sempre migliore che ti meriti tutto!!

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Esiste in Lussemburgo, un comune chiamato Fuellen, che è gemellato con Ribeira Brava che è la capitale dell’isola di S.Nicolau.
Il suddetto comune, insieme ad un’Organizzazione non Governativa, sempre lussemburghese, ha provveduto all’istallazione di un pannello solare nella zona di Carriçal, mandando in loco i suoi tecnici per effettuare il lavoro di installazione.
D’ora in avanti, qualche struttura pubblica, come la scuola, l’asilo, il centro sociale,ed anche un ambulatorio di questa zona, saranno serviti 24 ore al giorno, dall’energia pulita, erogata dal nuovo impianto.
Il progetto, non riguarda solo quest’opera, ma è in ballo da ben due anni e dovrebbe riguardare l’elettrificazione di tutta la zona di Carriçal; a questo scopo il Comune di Ribeira Brava ha già ottenuto un finanziamento di 50.000 € dal Fondo Mondiale per l’Ambiente. Questa cifra però rappresenta solo il 30% del valore totale del progetto ed è necessario trovare qualcuno disposto a farsi carico del restante 70% per poter eseguire l’intera elettrificazione della zona.

Il comune non ha certamente neanche un escudo da investire in quest’opera, e aspetterà che dall’Europa o dall’America o da chissà dove, arrivi qualcuno, lo Stato pare chiamarsi fuori da questa faccenda e intanto si spera che il fotovoltaico già installato funzioni sempre a dovere, perché nel caso ci fosse qualche problema … nessuno qui sarebbe in grado di metterci mano …

Non vorrei mai dover assistere tra qualche anno, alla scena dei panelli solari abbandonati ed inservibili, così come succede per le ambulanze avute in dono per le quali poi è stato impossibile avere i pezzi di ricambio, o per tante altre cose che si vedono qui ogni giorno.

Chissà se c’è qualche giovane che avendo avuto la possibilità di andare a studiare all’estero, si sta interessando di questo genere di cose? Esisterà qualcuno che dopo aver imparato qualcosa di energie pulite, poi voglia tornare in patria e lavorarci qui?

Io me lo auguro davvero 🙂

http://www.sndiario.com/index.php/en/noticias/comunidades/278-carrical-usb-centro-social-jardim-de-infancia-e-escola-com-energia-atraves-de-painel-solar

Prendo spunto da numerose e-mail che ricevo, per parlare delle possibilità di lavoro in queste isole.
Diversi ragazzi e ragazze si trovano ora in difficoltà in Italia per i motivi che tutti ben conosciamo e avrebbero una gran voglia di “cambiare aria” per così dire 🙂

Vediamo: per prima cosa il mio consiglio è quello di prendersi una vacanza abbastanza lunga, che permetta di stare un po’ di tempo, conoscere più di u’isola, guardarsi attorno e cercare di capire prima di tutto se piace il posto e se ci si trova proprio agio. non dimentichiamoci che non tutti abbiamo gli stessi gusti ed è diverso scegliere un posto per farci dieci giorni di vacanza e sceglierlo invece per venirci ad abitare e lavorare.

2) – se si pensa di trasferirsi per lavoro, è necessario avere almeno un’infarinatura di portoghese, altrimenti sarà dura capire e farci capire.

3) – se si cerca un lavoro dipendente sarà indispensabile restare su isole come Santiago, Sao Vicente, Sal o Bovista in quanto sono le più progredite per così dire … Sono le isole dove il turismo è stato maggiormente impulsato e quindi si può pensare che qui sia meno difficile trovare impiego nel campo turistico per esempio. C’è da tener presente che gli stipendi sono piuttosto bassi e non sempre servono per vivere, perché di contro, gli affitti per esempio non è che siano regalati, neppure la luce e l’acqua … ma poi, tutto dipende da come ci accontentiamo di vivere.

4) – un’attività in proprio: si potrebbe fare di tutto, in quanto mancano tantissime cose, dal commercio, alla ristorazione, al campo tecnologico, impianti civili, costruzione edile ecc ecc. Il problema è: si è disposti ad iniziare un’attività sapendo che non avremo da subito un grande riscontro, ma si tratterà di aspettare magari qualche anno? Se si hanno le spalle coperte e si ha la possibilità di cavarsela con poco, parecchie attività ingraneranno, perché il progresso non si ferma; bisogna vedere quanto siamo in grado di aspettare, lottando per farcela.

Poi dipende sempre tutto da come siamo fatti noi. Un giovane che non ha grandi pretese ma sogna di cambiare vita, qui se la può cavare con poco e riesce a vivere, proprio come fanno i capoverdiani, ma quanti hanno ancora questo spirito di avventura? 🙂

Inviterei tante persone che mi scrivono privatamente, ad esprimere i loro dubbi e fare le loro domande, così come inviterei chi ha già esperienze in merito, a dire la sua dando consigli e pareri.

grazie a tutti

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